Il voto che ha bloccato la riforma elettorale ha scatenato la furia di Giorgia Meloni, che avrebbe individuato in circa trenta parlamentari contrari all’interno dell’Aula i responsabili della frenata.I cosiddetti franchi tiratori avrebbero agito senza seguire le indicazioni della maggioranza. I sospetti si concentrano soprattutto su alcuni esponenti di Forza Italia, Lega e altre aree del centrodestra.
Secondo alcune ricostruzioni, tra le ipotesi avanzate ci sarebbe anche un possibile ruolo di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e figura influente nell’universo azzurro.Le indiscrezioni raccontano di tensioni con deputati vicini alla famiglia Berlusconi, mentre altri osservatori hanno ipotizzato il coinvolgimento di parlamentari del Sud appartenenti al partito della premier.
La Meloni, dopo il risultato negativo, avrebbe valutato anche lo scenario di un voto anticipato. L’idea sarebbe quella di non prolungare una situazione politica giudicata poco stabile.La leader di Fratelli d’Italia avrebbe ribadito che la riforma rappresentava un passaggio necessario per evitare governi fragili e maggioranze difficili da gestire.Nel frattempo, diversi esponenti politici hanno provato a ricostruire i numeri del voto. Secondo alcune stime, i contrari nascosti sarebbero stati poco più di trenta.

La situazione resta delicata anche in vista delle prossime sfide istituzionali. Il rapporto tra alleati potrebbe essere condizionato da quanto accaduto. Per Meloni il vero ostacolo sulla via delle preferenze è Marina Berlusconi. La Stampa ci fornisce un retroscena, citando Marta Fascina , ultima compagna di Silvio Berlusconi, presente al voto della Camera. Lei è considerata molto sensibile alle indicazioni politiche di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest.
Ilario Lombardo ha spiegato che i sospetti, si dirigono verso i deputati fedeli a Marina Berlusconi, che ha in mano le finanze e l’eredità spirituale di Forza Italia. E non vuole dare strapotere a FdI nell’anno in cui si dovrà scegliere il prossimo presidente della Repubblica. La partita, dunque, non si sarebbe chiusa con quel voto. Dietro lo stop alla riforma potrebbe aprirsi una fase di nuovi confronti e possibili cambiamenti.