La vicenda continua infatti a dividere l’opinione pubblica. Da una parte c’è chi chiede risposte sulla scomparsa, dall’altra chi invita a non trasformare immagini parziali in una condanna preventiva.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono testimonianze, video e accertamenti medico-legali ancora sottoposti alla valutazione degli investigatori. Ogni elemento può diventare decisivo in una ricostruzione delicatissima.
Proprio contro i giudizi formulati a distanza arriva ora un intervento molto netto. Una nota criminologa sostiene che valutare una situazione simile dalla propria casa sia enormemente diverso dal trovarsi davanti a una emergenza reale e dover prendere decisioni immediate.

A parlare è Roberta Bruzzone, intervenuta sul caso di Abderrahim Fakir, 42enne dipartito il 19 luglio 2026 durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro di Bologna. La Procura ha aperto un procedimento e gli accertamenti hanno coinvolto due agenti e quattro sanitari; le responsabilità restano da stabilire. Bruzzone ha preso posizione in difesa degli operatori, osservando che è molto semplice “giudicare dalla poltrona” ciò che accade durante interventi estremamente complessi.
Secondo la Bruzzone, gli agenti avrebbero dovuto gestire in pochi secondi una situazione imprevedibile e sarebbe scorretto trasformare automaticamente l’esito tragico in una prova di colpa. Le indagini su Fakir sono comunque ancora in corso: la Procura sta esaminando testimonianze, filmati e risultati medico-legali, mentre i due poliziotti coinvolti sono successivamente tornati in servizio. La posizione di Bruzzone rappresenta quindi una valutazione sul comportamento degli agenti, non una conclusione giudiziaria sulle responsabilità dell’accaduto.