Sara Curtis, orrore sui social: “È nigeriana, non italiana”

Dietro gli attacchi emerge una forma di discriminazione che nulla ha a che vedere con i risultati ottenuti e trasforma il successo in un pretesto offensivo.

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La persona coinvolta sceglie di rispondere con parole molto nette, rivendicando la propria identità davanti a commenti giudicati profondamente ripugnanti.

Il messaggio diventa così una presa di posizione contro chi tenta di mettere in discussione appartenenza e risultati attraverso una retorica discriminatoria.

La protagonista è Sara Curtis, nuotatrice piemontese allora diciottenne, prima italiana a raggiungere una finale mondiale dei 100 stile libero, chiusa all’ottavo posto a Singapore. Curtis racconta di aver ricevuto commenti secondo cui i suoi record italiani sarebbero in realtà “nigeriani” e replica ricordando che il padre è italiano, mentre la madre è nata in Nigeria. Definisce quelle frasi motivo di profondo ribrezzo e rivendica come un arricchimento l’essere cresciuta tra due culture.

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Curtis sottolinea inoltre di non essere mai stata in Nigeria, pur desiderando visitarla, e invita chi la considera meno italiana a conoscere meglio la Costituzione e le regole sulla cittadinanza. La campionessa non lascia quindi spazio ad ambiguità davanti agli attacchi razzisti, mentre sul piano sportivo considera già un successo essere arrivata alla finale mondiale e promette di continuare a lavorare per avvicinarsi alle migliori: una risposta fondata su identità e risultati, non sugli insulti ricevuti.