Un lieve suono proveniente dal citofono del cancello d’ingresso interruppe il silenzio. Mi diressi verso il monitor di sicurezza.
Un’elegante berlina nera si era fermata davanti ai cancelli in ferro battuto. Un uomo ne scese, sistemandosi la cravatta. Lo riconobbi all’istante: era l’avvocato fiduciario di alto profilo, dai capelli argentati, che aveva curato il funerale di Silas, un uomo che non vedevo da oltre sei mesi.
Aprii il cancello con il citofono e lo incontrai sulla scalinata d’ingresso. Portava sotto il braccio una spessa cartella rilegata in pelle.
«Signorina Thorne», disse, offrendo un rispettoso e misurato inchino del capo. «Lei ha un aspetto straordinariamente sano.»
“Grazie, David. Cosa ti porta fin qui? La questione della successione è già stata risolta.”
Si aggiustò gli occhiali con la montatura di metallo, un piccolo sorriso malizioso che gli increspava gli angoli della bocca. “Non proprio, signorina Thorne. Suo nonno aveva un’ultima disposizione in un codicillo sigillato, completamente separato dal trust familiare. Sembra che ci sia un secondo patrimonio… e un portafoglio secondario.”
Inarcai un sopracciglio. “Dove?”
«Non si trova in America», disse a bassa voce, porgendomi il pesante fascicolo.
Presi la cartella di pelle, sentendone il peso tra le mani. Un brivido freddo e familiare, quello della caccia, mi percorse il petto. Il gioco non era finito. Stava solo diventando internazionale.
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