Le condizioni diventano più delicate dopo un periodo segnato da alti e bassi. Chi gli è vicino comprende che ogni momento assume un valore particolare, scegliendo di non interrompere quella vicinanza costante che aveva caratterizzato tanti anni condivisi.
Anche quando le energie diminuiscono, continua a interessarsi a ciò che aveva costruito. Chiede informazioni, ascolta e conserva una lucidità sorprendente, mostrando ancora una volta quanto il futuro degli altri rappresenti la sua preoccupazione principale.
Quando il quadro cambia, familiari e collaboratori si stringono attorno a lui. Gli sguardi sostituiscono le parole, mentre una lunga storia personale sembra concentrarsi in un silenzio commosso e in una ultima condivisione vissuta senza lasciarlo solo.

A perdere la vita è don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore di Exodus, morto il 31 luglio 2026 all’età di 96 anni. Nelle ultime settimane affronta due ricoveri e continui cambiamenti delle condizioni di salute, ripetendo una sola richiesta: non essere lasciato solo. I suoi ragazzi, le collaboratrici e la famiglia restano accanto a lui nella Cascina che considera casa.
La sera precedente guarda la televisione insieme ai giovani e domanda aggiornamenti su alcuni progetti. La mattina arriva una nuova crisi e i medici propongono la sedazione. Tutti si raccolgono attorno a lui per accompagnarlo. Don Mazzi lascia come eredità oltre quarant’anni di lotta al disagio giovanile e un ultimo monito: il patrimonio di Exodus, nato per aiutare ragazzi in difficoltà e persone con dipendenze, non deve disperdersi. I funerali sono fissati nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano.