Gli scienziati hanno esaminato attentamente la relazione tra durata e qualità del sonno e i rischi cognitivi. Gli studi descrivono spesso un andamento a forma di U, in cui sia i periodi di sonno molto brevi che quelli molto lunghi sembrano essere collegati a problematiche.
Ad esempio, ricerche condotte su ampi gruppi di adulti hanno dimostrato che dormire meno di 7 ore a notte in età adulta è associato a un maggior rischio di sviluppare problemi cognitivi in età successiva. Un’analisi ha evidenziato che la scarsa qualità del sonno tra i 50 e i 60 anni è correlata a una probabilità maggiore del 20-30% di manifestare tali problemi nei periodi successivi.
D’altro canto, dormire più di 8 o 9 ore a notte in modo continuativo, soprattutto in età avanzata, è stato associato a un aumento dei rischi in diverse revisioni. Una meta-analisi ha rilevato che un sonno prolungato è collegato a un aumento di circa il 29% dei problemi di salute di qualsiasi causa in alcuni modelli.
Ma ecco il punto cruciale: questi collegamenti non significano che il sonno causi direttamente problemi. Piuttosto, mettono in luce schemi che vale la pena di notare. Anche la scarsa qualità del sonno, come i frequenti risvegli o un sonno meno profondo, emerge dagli studi che esaminano i cambiamenti cerebrali.
Ma questo non è il quadro completo…
Come il sonno supporta il naturale processo di pulizia del cervello:
durante le fasi di sonno più profondo, il cervello elimina le scorie che si accumulano durante il giorno. Tra queste, le proteine, che possono accumularsi se non vengono smaltite correttamente.
Le ricerche indicano che il sistema glinfatico funziona in modo più efficiente con un buon riposo. Quando il sonno viene interrotto, questo processo di smaltimento potrebbe rallentare, contribuendo potenzialmente a effetti a lungo termine.
Gli studi collegano inoltre il sonno frammentato o la riduzione delle fasi a onde lente e REM a variazioni del volume cerebrale in aree importanti per la memoria e il pensiero.
L’aspetto interessante è che questi cambiamenti possono manifestarsi anni prima di qualsiasi variazione evidente nelle attività quotidiane.
Modelli di sonno comuni che potrebbero destare preoccupazione
Non tutti i problemi del sonno si presentano allo stesso modo. Ecco alcuni modelli individuati dai ricercatori:
Sonno breve: meno di 6-7 ore per la maggior parte delle notti, soprattutto se persistente dalla mezza età.
Sonno lungo: più di 8-9 ore regolarmente, a volte con più sonnellini diurni.
Riposo frammentato: risvegli frequenti, difficoltà a mantenere il sonno o sensazione di non essere riposati.
Sonnolenza diurna: sensazione di eccessiva stanchezza durante il giorno, che alcuni studi collegano a un rischio maggiore.
Questi dati sono spesso auto-riferiti o misurati con dispositivi di monitoraggio. Strumenti oggettivi come gli accelerometri, in alcune ricerche, confermano tendenze simili.
Ciò che rende questa strategia applicabile è che molti dei fattori alla base di questi schemi possono essere modificati attraverso piccoli aggiustamenti dello stile di vita.