Il garage era freddo, illuminato solo dai tremolanti e ronzanti tubi fluorescenti sopra di noi. La pioggia tamburellava contro la porta di alluminio, creando un rullare assordante. Mark aveva trascinato il seggiolino auto bagnato e sporco di fango sul mio robusto banco da lavoro in legno. Respirava affannosamente, fissandomi con sguardo torvo.
“Guarda questa pelle”, sogghignò Mark, la sua voce intrisa di sarcasmo velenoso mentre gli porgevo le forbici. “È vera pelle italiana. Stai distruggendo un’opera d’arte solo per dimostrare una tua fantasia paranoica.”
Lo ignorai. Mi avvicinai al banco, riprendendo le forbici. “Lo faccio io.”
Infilai la punta delle pesanti lame nella cucitura immacolata vicino al poggiatesta. Il rumore dello strappo risuonò forte nell’aria umida. Tagliai lungo lo schienale, staccando la lussuosa pelle. Sotto c’era uno strato di normale schiuma a memoria di forma.
Mark sbuffò. “Oh no. Schiuma. Chiama l’FBI.” Non ho reagito. I miei occhi erano fissi sull’integrità strutturale della base. Ho affondato le dita nella schiuma e l’ho strappata via a pezzi. Lì, incastonata contro il telaio in fibra di carbonio, c’era una giunzione sigillata con un adesivo industriale che non avrebbe dovuto trovarsi in un prodotto di consumo. Ho infilato le cesoie nella fessura e ho fatto leva. La plastica si è spezzata.
Ho sollevato uno spesso strato di isolante denso e resistente al calore.
Sotto non c’era la solita modanatura di sicurezza. Invece, incastonata ordinatamente in una cavità ricavata su misura, si trovava un’elegante scatola metallica nera. Grossi fili isolati serpeggiavano fuori da essa, collegati direttamente a un pesante pacco batterie agli ioni di litio ad alta capacità: la fonte del calore.
Il sarcasmo di Mark svanì all’istante. L’aria gli uscì dai polmoni con un sibilo acuto. Si sporse in avanti, stringendo con tanta forza il bordo del banco da lavoro che le nocche gli diventarono bianche.
“Cosa…” balbettò, la rabbia che svaniva dalla sua voce, sostituita da un terrore gelido e strisciante. “Cos’è quello? È quello…” STORIA COMPLETA >>