Non gli risposi. Invece, posai la mano sulla maniglia di ottone e spalancai completamente la pesante porta di mogano, facendomi da parte per offrire loro una visuale completamente libera della mia sala da pranzo formale.
L’incubo che li attendeva all’interno era impeccabile.
Seduto a capotavola del mio lungo tavolo da pranzo c’era il signor Sterling, i suoi capelli argentati che catturavano la luce del mattino, il viso scolpito nella pietra. Davanti a lui c’era una pila di spessi raccoglitori legali e una singola busta medica sigillata.
Ma il signor Sterling non era solo.
Seduta accanto al temibile avvocato c’era una donna nervosa ed elegantemente vestita sulla trentina. E seduto sulla sedia accanto a lei, dondolando le gambe corte e mangiando una fetta di pane tostato, c’era un bambino di cinque anni. Il bambino aveva i capelli scuri di Samuel, ma la forma della mascella, la curva del naso e l’esatta, sorprendente tonalità dei suoi occhi azzurri appartenevano innegabilmente, inconfondibilmente a Derek Hale.
Derek barcollò all’indietro come se avesse urtato contro un muro di forza. Tutto il sangue gli si gelò nelle vene in un istante. Aprì la bocca, ma soffocò con il suo stesso respiro, l’orsacchiotto di peluche gli scivolò dalle dita intorpidite e cadde sulla mia veranda.
“Ciao, Derek”, dice a bassa voce la donna al tavolo. La sua voce portava il peso innegabile e opprimente di un fantasma tornato a perseguitarlo.
Vivian emise un grido acuto e isterico. Si portò le mani alla bocca, i suoi occhi saettavano freneticamente tra il bambino di cinque anni, la donna che aveva minacciato di costringerla all’esilio e lo spietato avvocato seduto a capotavola. Il potere matriarcale che aveva esercitato per decenni svanì in un istante, lasciando dietro di sé una vecchia donna terrorizzata e messa alle strette.
Il signor Sterling si alzò. Prese una penna stilografica d’argento e la batté una volta sulla busta medica. STORIA COMPLETA >>