L’auto della polizia arrivò in meno di dieci minuti. Dieci minuti che sembrarono un’eternità. In quel lasso di tempo, non mi allontanai da Lucía nemmeno per un secondo. La avvolsi in una coperta e ci sedemmo sul divano, la luce calda del soggiorno in netto contrasto con la sensazione che il mondo ci fosse appena crollato addosso.
I poliziotti entrarono silenziosamente, senza movimenti bruschi, come se sapessero già che qualsiasi rumore improvviso avrebbe potuto infrangere la poca fiducia che ancora le restava. Un agente dai capelli ricci si inginocchiò accanto a noi.
“Ciao, tesoro. Sono Clara. Posso sedermi con te?” chiese con una voce così dolce che persino io provai un piccolo senso di sollievo.
Lucía annuì leggermente.
Clara riuscì a farle ripetere quello che mi aveva detto: che qualcuno le aveva insegnato a non mangiare quando…